«Il PNG è senza perdita, quindi è meglio.» È la frase più diffusa e la più fuorviante quando si parla di sfondi. Senza perdita è vero; meglio dipende da cosa c'è dentro l'immagine e da cosa ne farà il sistema operativo dopo. Su un fondo con sfumature ampie, un PNG può pesare venti volte un JPEG e non mostrare nulla di più — mentre un JPEG salvato con l'impostazione sbagliata rovina proprio i bagliori colorati che sei andato a cercare.
Questo articolo mette in fila cosa fa ciascun formato, cosa succede al file dopo che l'hai impostato come sfondo, e qual è l'unica opzione tecnica che vale davvero la pena conoscere: la decimazione della crominanza.
Che cosa fa il JPEG, in una riga
Il JPEG butta via informazione che l'occhio nota poco, e tiene quella che nota. Divide l'immagine in blocchi, li descrive come somme di frequenze, e delle frequenze alte — il dettaglio finissimo — tiene solo quel che serve. La leva «qualità» decide quanto è aggressivo. A qualità molto alta la differenza rispetto all'originale è invisibile; a qualità bassa compaiono gli aloni intorno ai bordi netti e le scacchiere nelle sfumature.
C'è un limite invalicabile: il JPEG è a 8 bit per canale, cioè 256 livelli. Non è la compressione a imporlo, è il formato. È il motivo per cui su uno sfondo scuro il tema vero non è la qualità di compressione ma il banding, e perché si risolve con la grana e non alzando il numero della qualità.
La decimazione della crominanza: il dettaglio che nessuno dichiara
Qui sta la differenza che si vede davvero. Il JPEG separa la luminanza — quanto è chiaro un pixel — dalla crominanza, cioè il colore. E poiché l'occhio umano distingue molto meglio le variazioni di luce che quelle di colore, quasi tutti i JPEG in circolazione registrano il colore a metà risoluzione. Si chiama sottocampionamento, o decimazione: la sigla che lo indica è 4:2:0 (colore a metà in entrambe le direzioni) o 4:2:2 (a metà in orizzontale).
Su una foto di paesaggio è un affare: si risparmia parecchio peso e non si nota niente. Su uno sfondo astratto costruito attorno a un bagliore colorato dentro un fondo scuro, invece, si nota benissimo: il colore sbava di qualche pixel oltre la forma che dovrebbe riempire. Il bordo del bagliore diventa molliccio, e la tinta esonda nel nero circostante come inchiostro su carta assorbente.
4:4:4 significa non decimare: colore alla stessa risoluzione della luce. Costa peso e non serve a una foto di famiglia; serve moltissimo quando il soggetto è la luce colorata. È l'impostazione con cui esce ogni file della nostra linea, insieme alla qualità 95–97.
E il PNG, allora?
Il PNG è senza perdita davvero: quello che ci metti dentro, quello riesci a tirare fuori. È il formato giusto per grafica con bordi netti, testo, screenshot, trasparenze. Su un'immagine fotografica o su un fondo con sfumature ampie ha due problemi.
Il primo è il peso. La compressione del PNG lavora bene dove ci sono aree ripetitive e transizioni brusche; una sfumatura continua su seimila pixel è il caso peggiore possibile per il suo algoritmo. Un fondo che in JPEG di alta qualità sta in pochi megabyte, in PNG ne prende molti di più, senza che si veda nulla di diverso.
Il secondo è che senza perdita non vuol dire senza banding. Se il file è a 8 bit — e i PNG che circolano lo sono quasi sempre — i livelli disponibili sono gli stessi 256 del JPEG. Il PNG conserva fedelmente le bande che ci sono; non le impedisce. E c'è una variante da evitare del tutto: il PNG a colori indicizzati, che di colori ne tiene 256 in tutto. Su un gradiente è una catastrofe visibile a occhio nudo.
HEIC: più moderno, e infatti Apple lo usa
L'HEIC comprime meglio del JPEG a parità di qualità apparente, e può contenere più di 8 bit per canale. Sulla carta è il formato migliore dei tre, e non a caso gli sfondi dinamici di sistema di Apple sono in HEIC.
Nella pratica, per un file che compri e archivi, ha due controindicazioni. La prima è la portabilità: fuori dall'ecosistema Apple il supporto è ancora irregolare, e uno sfondo comprato oggi dovrebbe aprirsi anche fra cinque anni, su una macchina che oggi non sai quale sarà. La seconda è che i bit in più servono solo se tutta la catena li usa: se poi il sistema ricodifica il file per farne lo sfondo, quel margine se ne va, e quello che resta è il lavoro fatto prima — comporre in lineare e dithering — che funziona identico anche a 8 bit.
Per questo consegniamo JPEG a qualità 95–97 e 4:4:4: il compromesso più prudente fra qualità visibile, peso e capacità di aprirsi ovunque.
Cosa succede al file dopo che lo imposti come sfondo
Un dettaglio che quasi nessuno considera: quando scegli un'immagine come sfondo, il sistema non è tenuto a usare il tuo file così com'è. Ne conserva una copia propria, e a seconda della piattaforma e del formato può ricodificarla e ridimensionarla per le proprie esigenze — anteprime, transizioni, versioni per la schermata di blocco.
Ne discende una regola pratica: quello che consegni al sistema è un punto di partenza, non un punto d'arrivo. Se gli dai un file già ricompresso, già ingrandito o già decimato nel colore, quel danno viaggia insieme all'immagine e si somma a qualunque cosa il sistema faccia dopo. Se gli dai un file nativo alla risoluzione giusta, quel che perde è solo un giro, non cinque.
In pratica: cosa guardare in un file che stai per scaricare
- Le dimensioni in pixel devono essere almeno quelle del tuo schermo, meglio se native per quella proporzione. Le misure che servono a ogni macchina sono nella guida alle risoluzioni.
- Un JPEG di qualità alta batte un PNG ingrandito, sempre. Il formato senza perdita non ripara un'immagine che è già stata stirata.
- Guarda il bordo dei bagliori colorati al 200%. Se il colore sbava oltre la forma mentre la luminosità resta netta, quello è colore decimato.
- Diffida del PNG piccolissimo. Su un gradiente, un PNG leggero quasi sempre vuol dire pochi colori indicizzati, cioè bande.
- Il peso in megabyte non è una misura di qualità. Un file pesante composto male ha le bande lo stesso.
Cosa consegniamo, e perché
Ogni pack è un solo .zip con quattro cartelle, una per formato, e dentro JPEG a qualità 95–97 senza decimazione della crominanza. Ogni formato è renderizzato nativamente alla sua proporzione, non ritagliato da un file unico: desktop 6016×3384, MacBook 3456×2234, iPad 2752×2064, iPhone 1320×2868.
Se vuoi verificare tutto questo su un file vero invece che a parole, iscriviti alla newsletter e ricevi il codice che porta a zero il pack Essenziale: stessi formati, stessa qualità, stessi controlli degli altri venti. Il catalogo completo è tutto costruito così.
Domande frequenti sui formati
PNG o JPEG per uno sfondo?
Per uno sfondo con sfumature ampie, un JPEG di qualità alta senza decimazione della crominanza. Il PNG è senza perdita ma su un gradiente pesa molte volte tanto senza mostrare nulla di più, e se è a 8 bit conserva le bande esattamente come farebbe un JPEG. Il PNG conviene su grafica con bordi netti, testo e trasparenze.
Cosa vuol dire 4:4:4 in un JPEG?
Che il colore è registrato alla stessa risoluzione della luminosità, cioè senza decimazione. La maggior parte dei JPEG usa 4:2:0, con il colore a metà risoluzione: si risparmia peso e su una foto non si nota, ma sul bordo di un bagliore colorato il colore sbava di qualche pixel oltre la forma.
L'HEIC è migliore del JPEG per gli sfondi?
Comprime meglio e può andare oltre gli 8 bit, ma fuori dall'ecosistema Apple il supporto è irregolare, e i bit in più servono solo se tutta la catena li usa. Per un file da archiviare e riaprire negli anni, un JPEG di alta qualità a 4:4:4 è il compromesso più prudente.
Un file più pesante è di qualità migliore?
No. Il peso dipende dal formato, dalla qualità di compressione e da quanto è comprimibile il contenuto. Un file enorme composto male mostra le bande; un file leggero composto bene e con dithering non le mostra.
Il sistema ricomprime lo sfondo che imposto?
Il sistema tiene una propria copia dell'immagine e può rielaborarla per i suoi usi — anteprime, transizioni, versione per la schermata di blocco. Per questo conviene partire da un file nativo e non già ricompresso: il danno accumulato prima viaggia insieme all'immagine.